Davide Morante - Console Generale d'Italia in Londra
Qual è stato il suo primo lavoro?
La mia carriera diplomatica è stata il mio primo lavoro… come si dice, il primo e l’ultimo.
Qual è l’attrazione principale di Londra e in generale del Regno Unito?
E’ quella che in quest’anno è crudele citare, ossia di essere uno dei due centri finanziari del mondo, seguito subito dopo dall’aspetto multiculturale, mentre al terzo posto direi che un’altra grande attrazione è rappresentata dalla lingua.
Quanti sono gli italiani in GB secondo le stime del consolato?
Esistono due tipi di statistiche: quelle ufficiali basate sulle iscrizioni all’Aire, che però sono approssimative, poiché non è prevista sanzione per chi non si iscrive. In genere prendiamo le cifre ufficiali e le moltiplichiamo per un certo quoziente, che in Inghilterra è vicino a 2. Poichè le cifre ufficiali per la GB sono circa 200.000, tendiamo a dire che gli italiani sono approssimativamente 400.000.
Cosa suggerirebbe ai giovani che aspirano ad affermarsi professionalmente all’estero, magari in questa carriera?
La mia competizione per diventare diplomatico l’ho svolta concorrendo con altri italiani. L’aspetto stimolante della GB è che chi vuole emergere in questo Paese deve competere non solo con gli inglesi, ma con il resto del mondo.
Piuttosto che suggerire “qualcosa”, mi rivolgerei ai talenti che non sono figli di “qualcuno”, che non hanno raccomandazioni, e che sono pronti ad entrare in un arena in cui soltanto la meritocrazia conta.
“La lontananza rimpiccolisce gli oggetti all’occhio, li ingrandisce al pensiero” diceva Schopenhauer. Qual è il suo rapporto con l’Italia da Londra?
Schopenhauer scriveva in un’epoca in cui non esistevano ancora la televisione satellitare né i voli low cost, e la nostalgia non è più quella di una volta. Più che di nostalgia, parlerei di un problema di doppia identità, per coloro che sono nati qui o che si sono trasferiti da piccoli. Un conflitto che riguarda l’ambientamento profondo, più a livello umano che professionale.
Sul secondo punto, sono d’accordo con Schopenhauer. L’Italia vista da lontano viene ingigantita in tutti i sensi, nel bene e nel male. Gli italiani che vivono qui, anche felicemente, lasciano sempre qualcosa di sé nel loro Paese, dove tendono a tornare, almeno per le vacanze.
Come si svolge la sua giornata?
Uno degli aspetti più belli di questo mestiere è che le giornate tra loro non si assomigliano, e neppure gli anni; e personalmente lo considero un grande privilegio. Le mie giornate sono molto varie, spaziano dagli avvenimenti mondani e culturali, a quelli più strettamente legati al lavoro di ufficio, con le sue molteplici funzioni amministrative, che prevedono oneri e responsabilità enormi.
Il momento più gratificante della sua carriera? E il più difficile?
A parte Londra, che finora rappresenta il punto culminante della mia carriera, vorrei citare due momenti in particolare: una mattina all’alba del dicembre 1997, quando, dopo una notte di negoziati cui assistevo, abbiamo firmato il protocollo di Kyoto; e il 1996, durante la presidenza italiana dell’Unione Europea, dove ero uno dei tanti mini-presidenti, nel periodo in cui mi occupavo di cultura e di ricerca.
Se ho avuto un momento difficile? Direi un migliaio. E’ impossibile fare un bel mestiere senza avere momenti difficili. Tutto evidentemente ha un prezzo. E il mio mestiere, accanto alla sua bellezza, ha anche un risvolto meno attraente, e cioè le incombenze anche severe cui ci costringe.
Come è nato il progetto The Italian Jazz Festival?
Questo progetto è nato dall’associazione Italian Nights, che ho personalmente battezzato, riprendendo il nome da un’associazione che avevo creato a Parigi, ovvero Soirées Italiennes. Una volta lanciata, non ha avuto bisogno di una mia assidua presenza ed ha iniziato a “brillare di luce propria”, permettendomi di esercitare a tempo pieno il mio lavoro di Console. Il festival di jazz è un evento del 2008, quando l’associazione aveva due anni di vita ed io ero già meno coinvolto: pertanto non posso vantare di averlo organizzato. Oggi continuo a sostenere vivamente l’associazione e a presenziare alle riunioni importanti.
Qual è il suo rapporto con il cinema?
Il cinema è un’altra mia grande passione, nata nell’adolescenza. Sono, inoltre, fratello di un’attrice, e la mia famiglia ha avuto sempre rapporti intensi sia con il cinema che il teatro. Non potendo diventare regista (purtroppo) mi sono dedicato alla scrittura di commedie, sceneggiature e critiche d’arte.
Qual è il prossimo libro che leggerà?
Che finirò o comincerò? (sorride). Io sono specialista nel cominciare a leggere libri e non finirli per mancanza di tempo. Prediligo leggere in aereo e in treno, unici momenti, tra l’altro, di tempo libero. Purtroppo, i miei viaggi aerei ora sono brevi, per cui non riesco mai a finire un romanzo. La letteratura mi appassiona molto, ed essendo uno scrittore, sono molto interessato ai libri che possono ispirarmi per la scrittura, quindi sono piuttosto selettivo e leggo più classici che moderni, poiché mi interessa soprattutto assimilare la purezza dello stile. Il mio romanziere preferito è Melville, con il suo capolavoro Moby Dick. Tra gli altri autori, citerei Proust e Dostoevskij, e in generale prediligo la letteratura dell’800 e dell’inizio del 20° secolo.
Qual è il prossimo sogno da realizzare?
Personalmente non ho sogni di carriera e di grandi successi, quindi, più che un sogno strettamente privato, né avrei uno per gli italiani. Ho in mente un particolare periodo di riferimento, ossia quello del boom economico negli anni del dopo guerra - dal 1945 al 1965 circa – in cui ho avuto la fortuna di nascere.
Ho avuto infatti il privilegio di assistere ad un momento di straordinaria crescita, che non si può immaginare nemmeno leggendo un libro di storia. In quegli anni l’Italia ha raggiunto traguardi incredibili, pur mantenendo un livello straordinario di democrazia, e nonostante la tensione dovuta alla guerra fredda (il partito comunista aveva superato il 25% dei voti).
Eravamo il primo paese in Europa per il nucleare civile, per le autostrade, per lo spazio. Il mio sogno è che l’Italia possa tornare quella di quei tempi, epoca in cui vincemmo per 3-4 anni consecutivi il premio mondiale per la stabilità economica e monetaria. Questo è il mio sogno.
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