Katiuscia Biondi - Curatrice Archivio Mario Giacomelli
Allieva del celebre Jaques Derrida, Katiuscia Biondi si e' laureata in filosofia con una tesi sull'analisi strutturalista e decostruzionalista del linguaggio. Ha collaborato come redattrice per la Casa editrice Pequod, e scrive per artisti marchigiani nel catalogo delle loro mostre - e' sempre in cerca di nuovi talenti da inserire nei circuiti dell'arte.
Dirige, insieme a sua madre, Rita Giacomelli, l’Archivio Mario Giacomelli - Sassoferrato.
Katiuscia e’ anche pittrice. Dipinge seguendo una progettualità precisa, verso l'allontanamento dal figurativo e verso l'espressione di principi generali, attraverso l'uso appropriato e significativo delle linee e dei colori.
(In coda all’intervista troverai i link utili per la professione di fotografia)
L'Accademia Apulia UK ha posto a Katiuscia Biondi alcune domande:
Lei e' curatrice dell’archivio fotografico di uno dei più celebri fotografi del XXI secolo. Cosa significa essere nipote del grande Mario Giacomelli?
La fortuna di avere sotto gli occhi in qualsiasi momento migliaia di opere d'arte, e quindi la possibilità e il dovere (che sicuramente per me è anche un enorme piacere) di studiare approfonditamente uno dei più grandi fotografi contemporanei di tutto il mondo. E questo è ciò che ho fatto finora. Ora è il momento di promuovere eventi espositivi ed editoriali focalizzati su Giacomelli, ed ho molti progetti interessanti da realizzare.
Nella vasta letteratura fotografica molti critici hanno parlato delle opere di Giacomelli come "espressionismo figurativo" , altri invece come un’autoanalisi - un rapporto freudiano terra madre-matrigna, love/hate relationship. Per molti invece si tratta di immagini evocative di un tempo passato. Come vede Katiuscia Biondi le espressioni artistiche del nonno?
Questa è una domanda che richiederebbe un libro intero per rispondere, poiché l'opera di Giacomelli è molto complessa. Nel metodo d'azione di Giacomelli c'è in ballo ,la complessità dell'essere umano, la complessità dell'autore prima di tutto che si cerca attraverso la sua arte, e la complessità del mondo che egli vuole rappresentare attraverso la fotografia come luogo in cui immettere se stesso. Per definire il suo modus agendi artistico più che di autoanalisi (l'autoanalisi porta a una soluzione finale) parlerei di sistema di messa in atto costante e rituale di un mondo parallelo ricreato, con la macchina fotografica prima, e in camera oscura poi, come perpetuazione di quelli che sono i leit motiv dell'inconscio dell'autore, enorme sforzo interiore (in un arco di tempo di 50 anni) che per nostra fortuna sfocia nell'arte.
Esiste una memoria genetica?
Non userei proprio il termine “genetica”, poiché quello che si vive in un certo contesto familiare e che si immagazzina dentro di noi, andando quindi a condizionare inevitabilmente e intrinsecamente la nostra azione presente e futura, non ha nulla di biologico o genetico, ma è propriamente culturale. Sono le parole, gli atteggiamenti e le esperienze vissute dal momento stesso in cui si viene al mondo a forgiare quella che sarà la nostra personalità, tenendo sempre in considerazione che non siamo esseri passivi, e che al contrario interagiamo attivamente col mondo circostante. Per intenderci, la mia vita, quello che sono e che faccio, sono di certo condizionati dalla presenza di un nonno fortemente carismatico come lo è stato Mario Giacomelli. E quello che lui ha detto e fatto all'interno della famiglia mi è certamente rimasto come una impronta che stimola e arricchisce la mia vita, nel bene e nel male.
La collezione fotografica ‘Puglia’, presentata al Atlas Gallery di Londra, ha suscitato grande interesse – molti i visitatori Pugliesi che hanno riconosciuto un vecchio mondo di parenti – quasi dimenticati. Perché Londra come luogo per questa exhibition?
È stato perche' Ben Burdett – Atlas Gallery - dopo aver visitato di persona il nostro Archivio, ha scelto di esporre la serie “Puglia”, proprio per la sua carica documentativa da cui era rimasto molto colpito. Inoltre io nutro simpatia verso questa bellissima città, Londra, per le sue caratteristiche culturali, e sinceramente mi piacerebbe portare avanti ulteriori progetti con Atlas Gallery anche in futuro; progetti di cui abbiamo già discusso, tra i quali l'idea di mostrare Giacomelli nel suo legame con la pittura astratta, o meglio informale... quasi nessuno sa che Giacomelli è anche autore di una cospicua produzione pittorica informale...
Una delle mostre fotografiche con le opere di Mario Giacomelli – Senigallia 2008 - ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Indubbiamente questa sarà stata una occasione indimenticabile. Quale altro momento/episodio della sua carriera/vita ritieniesia stato particolarmente gratificante?
In quell'occasione sono stata chiamata a parlare dell'opera di Giacomelli al Presidente della Repubblica mostrando gli aspetti più importanti di questo artista marchigiano famoso in tutto il mondo, e analizzando le opere esposte.
Lavoro da due anni in Archivio, studiando i migliaia di documenti ivi conservati, l'intero corpus fotografico, e progettando eventi e libri che possano dare un'idea più precisa di chi fosse Giacomelli. Il momento dello studio è molto entusiasmante e a tratti appagante. E in questo tempo impiegato a indagare sulla tecnica e il metodo di questo artista, ho conosciuto veramente mio nonno. Questa forse è la soddisfazione più grande da cui partire, dopo un'immersione totale e spesso dolorosa nelle mie radici, per poter andare più lontano in quella che è l'espressione di me stessa.
Qual e' stato il momento più difficile della sua carriera e come lo ha superato?
Scoprire che in Italia, nel mondo della cultura - e questo è un paradosso, non sempre basta avere delle ottime idee e dell'ottimo materiale da presentare, per riuscire a realizzare dei progetti importanti. Il mondo dell'editoria e in generale della cultura ha un meccanismo tanto complesso e a volte così tortuoso da farmi perdere molto tempo prezioso e anche buone occasioni.
Che cos’e’ la speranza?
La speranza è ciò che mi ha fatto superare i brutti momenti di cui sopra, non perdendomi mai d'animo di fronte alle difficoltà.
Esiste la perfezione?
Non esiste la perfezione. Esiste solo il mutamento ininterrotto, la molteplicità, la variabilità, tutte cose che non lasciano spazio al “per sempre” e al “concluso”.
Quale il prossimo sogno da realizzare?
Per quanto riguarda Giacomelli il mio sogno è di promuovere mostre e libri con tagli precisi e analitici, cosicché si tracci un percorso filologicamente e filosoficamente corretto e adatto a mostrare che Giacomelli è un artista contemporaneo, oltre che del suo tempo, con i tormenti e le pulsioni che gli sono propri. Per quanto riguarda me, invece, il mio sogno da realizzare è quello di dipingere in modo pienamente soddisfacente per me e di portare a termine i miei progetti pittorici.
Cosa consiglierebbe ai giovani che sono in giro per il mondo in cerca di affermazione?
Di tenere duro e avere fede nelle proprie idee creative, senza aver paura di sperimentare e senza avere fretta; è quello che sto facendo io.
Quale libro mettera' in valigia per la prossima vacanza?
Senza dubbio “La Congiura dei Simili” di Domenico Sivilli, scrittore esordiente e mio compagno di vita che, tra l'altro, è di origini pugliesi.
Qual è il suo film preferito?
Non può esserci solo un film preferito... adoro il cinema. Il regista con cui sento una grande empatia emotiva è David Lynch e quindi tutti i suoi films sono “il mio film preferito”. E poi David Cronenberg, che mi commuove in tutte le sue opere cinematografiche, per la sua concezione del corpo in metamorfosi, molto vicina secondo me alla filosofia dell'uomo nei dipinti del grande Francis Bacon.
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COMUNICATO STAMPA