Lia De Venere - critico d'arte
Laureata in Lettere moderne (Indirizzo storico-artistico) presso l’Università di Bari, ha compiuto studi di specializzazione in Storia dell’arte presso le Università di Roma e di Urbino. Dal 1982 è docente ordinaria presso l'Accademia di Belle Arti di Bari, dove tiene i corsi di Storia dell’arte contemporanea, Museologia, Economia e mercato dell’arte. E’ stata coordinatrice di un Master di primo livello in Interior Design e di un corso di perfezionamento sul ruolo dell’artista, istituiti dall’Accademia di Belle Arti di Bari con fondi comunitari erogati dalla Regione Puglia. Dal 2003 è docente a contratto presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bari.
Lia De Venere ha lavorato e svolto attività di ricerca presso musei e istituzioni pubbliche in Italia e in Francia e pubblicato saggi e articoli sul museo del territorio, sugli artisti baresi attivi negli anni ‘30 e ‘40, sui rapporti tra artisti e galleristi, su alcuni giovani scultori italiani. Nel 1983 ha collaborato ad una monografia su Pino Pascali (Editori Laterza,1983; Electa 2010). Ha scritto i lineamenti di storia dell'arte in un manuale di disegno per i licei scientifici (Editori Laterza) ed e' autrice del progetto scientifico del Museo del Territorio di Alberobello (Bari).
In qualità di consulente per le Arti visive, Lia De Venere ha collaborato al progetto della istituenda Galleria delle arti contemporanee e del design di Bari, promosso dall’Amministrazione Provinciale di Bari.
Svolge un’intensa attività nel settore della critica d’arte.
Oltre a numerose mostre personali e collettive in gallerie private, ha curato diverse rassegne (e i relativi cataloghi) per Enti pubblici in Italia e all’estero. Attualmente cura il programma espositivo della Vedetta sul Mediterraneo di Giovinazzo (Bari).
E' corrispondente de "Il giornale dell'arte" (Allemandi Editore, Torino), collabora a riviste d’arte contemporanea ("Segno”), a “Il sole 24 ore” on line e alla rivista “Bell’Italia”.
(In coda all’intervista troverai i link utili per la professione nel campo dell'arte)
L’Accademia Apulia ha posto a Lia De Venere alcune domande:
Qual è il ruolo di un critico d’arte all’interno del mondo dell’arte?
Il ruolo del critico è quello di formulare giudizi di valore sulle opere d’arte, analizzando l’iter creativo degli artisti che le hanno realizzate e i contesti culturali in cui sono state prodotte.
Fino a che punto il lavoro di un critico può influenzare l’andamento del mercato dell’arte? Questo aspetto è da considerarsi positivo o negativo?
Se il critico è influente e stimato e se ha delle ottime relazioni con i galleristi e i direttori dei musei, allora la sua influenza può essere molto determinante. Se il critico è colto, informato e onesto e lavora in maniera corretta, il suo lavoro è positivo.
Cosa direbbe a chi sostiene che i critici d’arte sono quasi temuti dagli artisti emergenti?
Più che temuti potremmo dire che i critici d’arte sono corteggiati dagli artisti emergenti e spesso l’essere inseriti in una mostra importante grazie all’aiuto di un critico apprezzato e potente può dare loro una maggiore visibilità e ampliare le loro chances di successo.
Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace? La bellezza è negli occhi di chi guarda?
Quello che io consiglio ai futuri collezionisti è non considerare troppo il valore commerciale di un’opera, ma piuttosto il piacere di avere quell'opera nella propria casa o nel proprio studio. Chi intende acquistare un’opera d’arte, deve quasi innamorarsene.
Come giudicherebbe la relazione esistente tra gli artisti e i critici?
La spiegherei con il binomio ‘amore – odio’ che spesso lega due persone che hanno bisogno l’una dell’altra, ma che al contempo finiscono per non essere sempre in armonia. Alcuni anni fa, un sociologo condusse un’inchiesta che raccoglieva moltissime definizioni dei critici formulate dagli artisti: c’era chi li osannava, definendoli dei benefattori e chi invece ne denigrava la figura in tutte le maniere, in alcuni casi definendoli addirittura dei parassiti.
Lei è docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Bari, curatrice e giornalista d’arte. Come riesce ad adempiere a questi ruoli trovando la motivazione di lavorare in diversi campi?
Nel mondo anglosassone, c’è distinzione tra l’art writer e il curator: il primo scrive su riviste e quotidiani, il secondo organizza mostre o altre iniziative del genere. In Italia, non esiste un sistema dell’arte così solido e complesso da poter giustificare la presenza di due figure diverse, per cui quasi sempre diverse funzioni si concentrano nell’operato di un’unica persona, che scrive, organizza, insegna molto spesso.
Come professionista, possiedo un certo credito e cerco di utilizzarlo a favore dei giovani (e non solo giovani) artisti della mia terra di cui apprezzo il lavoro. Purtroppo i limiti che gli artisti emergenti devono superare sono spesso molto grossi perché in Puglia non esiste un vero e proprio mercato dell’arte, che sia realmente in grado di promuovere il loro lavoro. Con due colleghe ho avviato nel 2004 con il sostegno del Comune di Bari e delle Accademie di Belle Arti di Bari e di Lecce, il Premio biennale GAP Giovani artisti pugliesi, che cerca attraverso una mostra di mettere in luce le nuove proposte artistiche del territorio pugliese.
Qual è stato il momento più gratificante della sua carriera?
La mostra, intitolata Nove artisti per Napoli milionaria”, che ho realizzato con Fabrizio Vona, Soprintendente per i Beni Artistici della Puglia nel Palazzo Ducale di Martina Franca (Taranto) nell’estate appena trascorsa. I tantissimi giudizi positivi espressi da molti degli oltre 2500 visitatori mi hanno gratificata moltissimo.
In due parole cos’è per lei la speranza?
Difficile dirlo in poche parole. Per me la speranza è potermi svegliare al mattino e avere ancora l’opportunità di vivere nuove esperienze.
Il futuro di un artista dipende dal giudizio positivo di un critico d’arte, è vero?
No, perché ci sarà spesso un altro critico d’arte che si esprimerà in maniera negativa. A volte ho rifiutato di scrivere di alcuni artisti perché non ritenevo interessante il loro lavoro, ma poi mi sono vista recapitare degli inviti con le foto di alcune opere che avevo considerato negativamente, accompagnate da giudizi positivi espressi da altri critici.
In qualità di esperto d’arte cosa cerca in un’artista?
La serietà e la coerenza nella ricerca. Purtroppo, molto spesso per inseguire le mode e le tendenze più accreditate gli artisti cambiano il proprio percorso senza motivazioni fondate.
E’ necessario che l’artista sappia dare un senso a quello che fa.
Qual è l’artista emergente pugliese più rappresentativo in questo momento?
Francesco Arena, che vive a Cassano delle Murge (BA), ma è originario del Salento. Questo artista sta ricevendo riconoscimenti prestigiosi già da alcuni anni; realizza dei lavori interessanti, che esternano un pensiero profondo e non sono solo espressione di una buona manualità. Ma c’è anche Carlo Schirinzi, un altro salentino che lavora con il video ed è stato premiato in rassegne specializzate del settore. Altri giovani artisti, come Giuseppe Teofilo e Michele Giangrande, stanno lavorando con impegno, ricevendo numerosi apprezzamenti anche fuori regione.
Qual è il futuro dell’Accademia delle Belle Arti di Bari?
Il futuro di tutto il settore universitario in Italia è molto incerto, in quanto il Ministero dell’Istruzione ha sensibilmente ridotto i finanziamenti a loro destinati. Per quanto riguarda le Accademie di Belle Arti c’è bisogno che venga effettivamente completata la riforma cominciata oltre 10 anni fa. Negli anni scorsi, tuttavia, la nostra Accademia ha varato iniziative interessanti, come master e corsi di perfezionamento, finanziati dalla Regione Puglia attraverso fondi comunitari, che hanno permesso di aiutare molti giovani di talento a entrare nel mondo del lavoro.
Qual è il suo prossimo progetto?
E’ un mio progetto, promosso dall’Accademia delle Belle Arti di Bari e finanziato dall’Assessorato alla Cultura della Regione Puglia. Si tratta di una mostra che presenterà una selezione delle opere d’arte del secondo Novecento, presenti in alcune collezioni private pugliesi. Il titolo di questa iniziativa è Il giardino segreto e allude al fatto che molto spesso le collezioni private sono conosciute solo dagli amici e parenti dei collezionisti.
Qual è il messaggio per gli artisti che sono in giro per il mondo in cerca di affermazione?
Nulla vi sarà dato gratuitamente. Dovrete lavorare con serietà e costanza, coltivando il vostro talento. Spesso sarete assaliti dalla voglia di lasciar perdere.
Il mio consiglio?
Resistete, resistete, resistete.