Intervista ad Uberto Vanni d?Archirafi - Console Generale d?Italia in Londra
L'Accademia Apulia ha posto al Console Generale alcune domande: Quali sono i Paesi in cui ha lavorato? Nel 1995 sono stato destinato a prestare servizio all’Ambasciata d’Italia a Tunisi dove ho ricoperto la funzione di Capo dell’Ufficio Commerciale. Un’esperienza davvero formativa sia dal punto di vista professionale sia sotto quella umana. Il contatto con le imprese e le loro problematiche mi ha aperto un orizzonte professionale che non conoscevo fino in fondo. E’ stato entusiasmante veder crescere la nostra presenza imprenditoriale da 450 a circa 1200 unita’ in 4 anni, anche per effetto delle forti agevolazioni agli investimenti produttivi stranieri soprattutto nel settore tessile. Un Ufficio, quello economico e commerciale, molto concreto e davvero appagante professionalmente per i risvolti di svilppo che le nostre aziende hanno potuto sperimentare, anche grazie alla politica di sostegno e promozione offerto dall’Ambasciata. E poi i tunisini in generale sono molto legati all’Italia ed alle sue tradizioni culturali. Insomma un terreno fertile di collaborazione. Dopo una parentesi di rientro a Roma, dove mi sono occupato di questioni multilaterali, il Ministero degli Affari Esteri mi ha destinato a prestare servizio a Vancouver in qualita’ di Console Generale. Anche questa e’ stata una esperienza straordinaria per la gente, per la genuinita’ caratteriale dei connazionali e per il loro attaccamento al nostro Paese. Ho lavorato bene perche’ ho avuto la netta sensazione di aver operato in sintonia con la nostra comunita’ dalla quale ho ricevuto, alla mia partenza, attestati di stima e amicizia. Ed ora eccomi qui a Londra. Quanto e cosa in particolare della sua ultima esperienza di Vancouver porta a Londra? Per quanto riguarda il Consolato Generale di Londra, la situazione, sebbene si fondi su principi e norme identiche, sotto il profilo pratico, e’ molto diversa, se non altro per numero di iscritti in anagrafe, ben 153.000 connazionali che ne fanno la seconda sede al mondo dopo Buenos Aires e per quantita’ di interventi cui ciascun impiegato e’ chiamato a operare. A Londra ogni decisione si ripercuote immediatamente sulla collettivita’ ed occorre per questo motivo prudenza e buon senso. Le questioni piu’ delicate si acuiscono al punto da diventare complesse e complicate per effetto dei grandi numeri. Si tratta di un lavoro cui bisogna dedicare grande attenzione e di concentrazione quotidiana. E proprio per questo si tratta di un lavoro appassionante, che non conosce pause ed in certa misura "adrenalinico". Anche qui l’esperienza di Vancouver e’ stata davvero importante anche sotto il profilo delle innovazioni tecnologiche. Sono convinto che si possa fare ancora molto per rendere l’utilizzo degli strumenti informatici in funzione di una migliore gestione dei servizi in favore dei connazionali, cio’ anche in sul solco della semplificazione amministrativa, avviata dal Ministero degli Affari Esteri. Il processo di innovazione e’ stato avviato e mentre molti automatismi saranno resi di piu’ facile impiego altri sono in fase di sperimentazione. Consolati anche come reti di promozione delle ricchezze italiane. A che punto siamo? Il suo lavoro la porta in giro per il mondo, ma in quale città si è sentito più a "casa"? "La lontananza rimpiccolisce gli oggetti all’occhio, li ingrandisce al pensiero" diceva Schopenhauer. Qual è il suo rapporto con l’Italia da Londra? Come trascorre il tempo libero?
Nasce a Bruxelles il 5 aprile 1962, si laurea in scienze politiche presso l'Università «Luiss» di Roma nel 1986. In seguito ad esame di concorso e' nominato Volontario nella carriera diplomatica il 13 febbraio 1989. Dal 1989 al 1991 presta servizio al Ministero degli Esteri, alla Direzione Generale Affari Politici e quindi alla Segreteria Generale. Dal 1992 e' destinato a prestare servizio presso l'Ambasciata d'Italia a Buenos Aires e dal 1995 e' nominato primo segretario commerciale presso l'Ambasciata d'Italia a Tunisi. E ' confermato nella stessa sede con funzioni di Consigliere coammerciale. Il primo aprile del 2000 torna al Ministero degli Esteri: prima alla Direzione Generale Paesi Europa, poi alle dirette dipendenze del Direttore Generale per la Cooperazione Economica e Finanziaria Multilaterale per seguire la candidatura dell'Italia ad una posizione internazionale del 2008. Torna alla Direzione Generale per i Paesi dell'Europa alle dirette dipendenze del Direttore Generale e dal 24 agosto 2005 e' nominato Console Generale a Vancouver. Il 20 agosto 2009 e' nominato Console Generale a Londra.
Qual è stato il suo primo lavoro?
Dopo aver vinto il Concorso in diplomazia nell’89, mi sono occupato per alcuni anni di America Meridionale presso la Direzione Generale per gli Affari Politici, seguita da una breve ma intensa esperienza presso la Segreteria Generale della Farnesina.
All’inizio della mia carriera, mi e’ stata offerta l’opportunita’ di prestare servizio presso l’Ambasciata d’Italia a Buenos Aires. In quella citta’ ho ritrovato gli stessi odori e gli stessi colori di vent’anni prima. Plaza San Martin e la Boca, sono rimaste come prima, eppure profondi stravolgimenti politici e sociali si sono prodotti dagli anni ’60 agli anni ’90. L’Argentina aveva subito una dittatura militare drammatica, una guerra, una grave crisi economica con una inflazione a tre zeri. Al mio arrivo in Argentina, nel 1992 ho trovato una situazione relativamente calma sia sotto il profilo politico sia sotto quello economico. La parita’ tra dollaro e Peso argentino aveva di fatto dato stabilita’ economica, con conseguenze peraltro difficili per la classe media, costretta a erodere i propri risparmi in dollari.
Direi che Vancouver ha, senza alcun dubbio, costituito un banco di prova per Londra. Ho approfondito la materia consolare e le problematiche amministrative dei nostri connazionali all’estero, con i loro bagagli di difficolta’ e di realizzazioni, queste ultime in alcuni casi addirittura sorprendenti. Si tratta di una Italia, quella della nostra comunita’ all’estero, di grandissimo valore. Dopotutto loro ci rappresentano e contribuiscono tutt’oggi, con la loro costanza ed i loro sacrifici, a far conoscere il nostro Paese, che ha saputo conquistarsi un posto di primissimo piano nel consenso delle Nazioni piu’ sviluppate. E’ stata una esperienza a tutto campo. E la distanza con l’Ambasciata di Ottawa (3 ore di fuso orario e 5 di volo), fanno del Consolato Generale di Vancouver un punto di riferimento multidisciplinare. Ci si occupa di economia e di promozione imprenditoriale, di promozione culturale e turistica oltre che, naturalmente, di questioni squisitamente consolari. Il Consolato Generale e’ regolato nei suoi obiettivi da norme ben definite, ma il suo ruolo e’ trasversale e la sua azione non conosce potenzialmente limiti. I suoi "clienti" sono bancari, uomini di cultura, imprenditori, architetti, ingegneri, ma anche impiegati pubblici e turisti. Difficile esaurire qui la lista di coloro che per qualche motivo si rivolgono all’istituzione consolare, senza contare anche la competenza delicata e impegnativa dell’Ufficio Visti.
La promozione dell’Italia compete a tutti soggetti istituzionali del nostro Paese ed in primo luogo all’Ambasciata che dispone di un ufficio commerciale che si adopera ai fini di un coordinamento concreto della nostra presenza istituzionale e promozionale. Anche il Consolato Generale, proprio in forza del suo ruolo trasversale, e’ ben situato per assecondare la promozione delle nostre ricchezze; di quelle economiche e commerciali, come di quelle culturali. Esiste un sistema paese che funziona talvolta meglio in periferia che al centro, perche’ è gestibile, e’ malleabile e flessibile, ma anche in virtu’ della profonda e variegata professionalita’ di chi sta dietro le quinte ad organizzare e promuovere. In fondo non e’ un compito molto difficile. L’Italia esprime tutto il suo genio in tutti i settori tanto da essere ben conosciuta ovunque. Moda, design, pittura e scultura, spettacolo, arte, sport. Insomma l’Italia eccelle in tutti i campi e molti degli esponenti di tali settori operano proprio da Londra e contribuiscono ad elevare il buon nome dell’Italia ed a mantenerlo ai primissimi livelli mondiali. Il potenziale di tale ricchezza sta nella capacita’ di sistematizzarne il sostegno e di incanalarne la forza in una direzione univoca. E questo e’ un compito cui tutti noi, appartenenti alle istituzioni pubbliche, siamo impegnati quotidianamente.
Trovo davvero difficile esprimere una preferenza per un Paese piuttosto che un altro. Questa non vuole essere una risposta "diplomatica". E’ proprio vero. Sono stato bene ed ho apprezzato tutti i Paesi dove ho vissuto, ciascuno con i propri pregi ed i propri difetti. Ma di certo l’Italia e’ davvero unica. Qualche difetto in piu’ negli altri Paesi lo riesco sempre a trovare e non per ragioni sentimentali quanto piuttosto per ragioni obiettive. Le stesse per le quali l’Italia e’ amata all’estero.
Londra e’ una citta’ straordinaria, tanto quanto lo e’ Roma, Parigi o Berlino. Ognuna di queste capitali ha un vantaggio rispetto ad altre grandi metropoli ed e’ quella di trovarsi in Europa. Difficile pensare di essere lontani dall’Italia. Qui moltissimo e’ legato al nostro Paese e guarda caso qui a Londra e’ rappresentato moltissimo cio’ che di meglio il nostro Paese esprime in tutti i settori della vita sociale ed economica. Dopo Vancouver, dove tutto appare lontano e dove occorre "inventare" il lavoro, sempre nel solco di una cultura e di tradizioni che hanno forgiato il carattere e l’educazione, la lontananza induce a creare di più e a surrogare la mancanza del Paese, ricreando occasioni di avvicinamento. Percio’ dopo l’esperienza canadese mi sembra difficile parlare di Londra come di un luogo lontano, anzi le presenza Italia nelle sue molteplici sfaccettature e’ ovunque. Basta guardarsi bene intorno!
Mi permetta di concludere con una battuta…ma a quale tempo libero si riferisce? Se per tempo libero intende fare cio’ che piace, beh allora il mio tempo e’ sempre libero…!